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Stupendo, irrinunciabile, come un 25 aprile

In 2018 by @lezD / 25 aprile 2018 / 0 Comments

Ci sono ricorrenze che col passare degli anni perdono il loro significato, stanche cerimonie vuote che continuiamo a celebrare per abitudine, non vorrei mai che il 25 aprile fosse una di queste.

Se ci guardiamo intorno ci rendiamo conto immediatamente che il mondo si sta incattivendo, le persone sono sempre meno tolleranti ed hanno sempre meno tempo per capire e provare compassione, allora sento più forte la necessità di ricordare che se possiamo vivere in pace e libertà è perché c’è stato chi ha lottato e versato il suo sangue per permettercelo, per lasciarci un mondo più tollerante e giusto.

Non saremo mai coraggiosi come chi ha preso la via delle montagne per combattere la dittatura e le ingiustizie ma, nel nostro piccolo, possiamo sforzarci per rendere il nostro mondo un posto migliore, con un sorriso e gli occhi ben aperti, riconoscendo nel prossimo un essere umano e non un nemico, sforzandoci ogni giorno nel coltivare la tolleranza e nel tramutare l’invidia in ammirazione, per questo sento il dovere di urlare più forte auguri di una buona festa della liberazione.

“aldo dice 26 x 1”

Milano e l’esotico domestico.

è esotico tutto quello che giunge da posti lontani, tutto quello che non fa parte delle nostre tradizioni e abitudini, così per un milanese come me può apparire esotica la tradizione bresciana e bergamasca che vede lo sposo aspettare la sposa sul sagrato per consegnarle il bouquet esattamente come il festival dei colori che si svolge in India in primavera (holi) o la frutta martorana che i bambini siciliani mangiano per la festa dei morti (quest’ultima in realtà è una cosa che conosco benissimo, essendo siciliano dalla parte di mia mamma).

Ovviamente le cose che ci appaiono nuove e inedite scatenano la nostra curiosità e penso che sia per questo che moltissimi fotografi e fotoamatori partono per località lontane e tornano a casa con moltissime foto interessanti, ma senza voler sminuire le loro immagini mi chiedo spesso se gli abitanti di quei luoghi riescono a trovare interessanti quelle immagini delle loro strade, delle loro tradizioni e della loro cultura.

Ribadisco: non sono contrario a questa pratica, se parto per un viaggio porto con me la macchina fotografica e scatto, voglio avere dei ricordi in forma di immagini dei posti che ho visitato e l’eccitazione per nuovi luoghi e nuovi odori mi aiuta a essere creativo, ma quando vedo foto ormai tutte uguali di bambini indiani, africani o cubani non posso fare a meno di chiedermi se il nostro sguardo di europei non sia condizionato da un passato ed una concezione coloniale di quello che definiamo terzo mondo.

Bisognerebbe riuscire a guardare con occhi nuovi quello che abbiamo intorno, l’esoticita delle nostre città, delle nostre tradizioni e della nostra cultura, innanzitutto perché è sicuramente esotico dal punto di vista di chi viene da un’altro posto, in secondo luogo per conservare memoria dei nostri tempi.

I nostri tempi sono quelli della globalizzazione, i giorni in cui le tradizioni di diverse popolazioni si fondono per diventare tradizioni dell’umanità e non è strano per un milanese mangiare pane e panelle in pausa pranzo e involtini di nan, baozi e pho a cena.

Quindi bisogna essere curiosi e guardarsi intorno con occhi nuovi ogni giorno, tra molti anni potremo raccontare ai nostri nipoti le storie dei luoghi che abbiamo abitato con l’entusiasmo che meritano le nuove generazioni.

Colonna sonora: Corso Buenos Aires – Lucio Dalla.

Vivere senza

Negli ultimi 10 anni, complici la crisi economica e lo sviluppo tecnologico, abbiamo smesso di possedere molte cose, oggi la maggior parte delle persone fa fotografie senza una macchina fotografica, i rullini sono un ricordo dei più anziani, ascoltiamo la musica in streaming e leggiamo libri e quotidiani digitali.

Vivere senza i libri.

Vivere senza i dischi.

Vivere senza le stampe.

Ho sempre preso in prestito libri in biblioteca e gli ebook sono ancora lontani dai miei pensieri anche se non nego di averne acquistati alcuni, per la comodità di averli sul telefono in viaggi in economy con i bagagli già troppo pieni, continuo ad acquistare cd invece, sono di una generazione vecchia, mi piace tenere tra le mani il libretto, mi piace poter leggere i ringraziamenti, ma uso spotify quotidianamente.

Penso che avrei una macchina fotografica anche se facessi un altro mestiere, continuo a stampare foto per me, con una stampante a sublimazione della canon o mandandole al laboratorio, mi piace aprire le scatole di scarpe che conservano le mie foto e far scorrere tra le mani le stampe 10×15, senza un ordine logico saltare da un anno all’altro.

I servizi fotografici per le aziende vengono consegnati solo in formato digitale, e ogni anno ho qualche coppia che mi chiede solo i file del loro matrimonio, mentre per le aziende la sola speranza di vedere quelle foto stampate è nei servizi realizzati per biglietti da visita e brochure, alle coppie consiglio sempre di stampare le foto che gli piacciono di più e dallo scorso anno offro una selezione di 200 immagini editate da me per semplificare la cosa.

Vivere senza Album di Matrimonio.

Le fotografie private erano ricordi che si decideva di conservare, molta della fotografia dei social network invece è dialogo per immagini con i nostri contatti, non ho niente contro questa pratica ma non vorrei scoprire che si può vivere senza ricordi.

Vivere senza ricordi.

Mentre come fotografo “combatto” la mia battaglia per i ricordi mi accorgo però che altre persone combattono battaglie più serie, diritti che ancora vengono negati.

Vivere senza diritti.

C’è ancora chi si oppone a riconoscere legalmente il diritto di due persone dello stesso sesso di formare una famiglia, e bisogna lottare ancora per smettere di pensare alla donna come un oggetto da possedere.

Bisognerebbe riconoscere a persone che fuggono dalla guerra e dalla fame il diritto di rifarsi una vita ed aiutarli nell’integrazione.

Bambini nati in Italia devono ancora lottare per essere riconosciuti italiani come i loro compagni di banco.

In anni di rinunce tanti, per paura, vorrebbero negare diritti a chi è diverso da loro.

La paura è un sentimento umano, serve a metterci in allerta, non deve diventare però qualcosa che ci impedisce di riflettere, l’essere umano è diverso dagli altri animali perché è capace di affrontare problemi complessi e trovare soluzioni con la testa.

Per me probabilmente è facile pensarla così, facendo fotografie ai matrimoni per lavoro sono sempre in mezzo alle persone, in quei momenti è facile vedere che non esistono differenze tra persone di colori o orientamenti diversi dai miei, ho visto la stessa emozione in spose e sposi di ogni nazione, ho visto piangere i genitori di sposi omosessuali allo stesso modo dei genitori di sposi eterosessuali, cambiano le tradizioni e le lingue ma l’amore, l’affetto e l’amicizia non hanno colore.

Probabilmente non è un male assoluto rinunciare a qualcosa, ci obbliga a riconoscere le nostre priorità e a convogliare le nostre energie in quello che veramente conta, in quest’ottica lottare per proibire diritti universali a chi riteniamo diverso da noi è un inutile spreco di tempo ed energie.

Colonna sonora: A Day in the Life – The Beatles

Punti di Vista (pensieri, obiettivi e cose così)

Alcuni anni fa ho scritto un articolo su questo blog in cui raccontavo l’evoluzione fotografica digitale e spiegavo perché fossimo arrivati alla fine della storia dal mio punto di vista.

Per me oggi la situazione non è cambiata, ho cambiato le macchine fotografiche che usavo allora per usura ma questo non ha influito sulla mia fotografia, se c’è stata una crescita è stata una crescita della persona che preme il pulsante di scatto.

Nel mio vecchio articolo non avevo affrontato la questione relativa agli obiettivi, questione di maggiore importanza rispetto alla fotocamera con cui scattiamo.

Negli ultimi anni, con l’informatica applicata all’ottica gli obiettivi fotografici sono migliorati in modo veramente notevole rispetto al passato, quando per costruire un obiettivo bisognava fare calcoli matematici complicatissimi, questo ha permesso alle aziende produttrici di realizzare lenti più luminose e corrette, un grosso aiuto per chi con la fotografia lavora.

Questo è il mio blog, quindi non vi dirò di che marca sono gli obiettivi che uso, mi pare interessante raccontare cosa c’è dietro le mie scelte.

Dal mio punto di vista, nella Fotografia di Matrimonio, le strade che si possono seguire sono due, ci sono fotografi che decidono di lavorare con degli zoom ed altri che invece preferiscono le focali fisse.

Gli zoom sono comodi, con un 24-70 e un 70-200 hai tutto quello che può servire ad un Fotografo di Matrimonio, puoi decidere di mettere in borsa anche uno zoom grandangolare (14-24? 17-35?) o un normale luminoso per foto ad effetto e situazione di scarsa luminosità, lavorerai quasi sempre con una fotocamera (quella con il 24-70) e non sarai obbligato a fare avanti e indietro per le tue inquadrature, ti basterà zumare, di contro però avrai obiettivi pesanti (quindi tempi di sicurezza più veloci) e poco luminosi (nella migliore delle ipotesi f2,8), quest’ultimo aspetto potrebbe obbligarti a usare un flash o una luce a led per illuminare gli ambienti più scuri o le situazioni più veloci.

L’alternativa è lavorare con focali fisse, con due obiettivi principali, due fotocamere sempre a disposizione e gambe scattanti si potrà fare a meno dello zoom, i vantaggi in questo caso sono il peso più leggero delle ottiche (quindi tempi di sicurezza più lenti) e luminosità maggiore (f1,4, alcune aziende arrivano anche a 0,95), questa è la mia scelta, quella che voglio analizzare.

Solitamente lavoro con un 50mm come lente principale (tutte le lunghezze focali sono relative al formato 24×36), un 24/28mm come seconda lente e poi un 14mm come lente per determinate foto (lancio del riso, panoramiche della location e totali dei balli), addosso ho sempre 2 fotocamere e le uso spesso entrambe (una con il normale ed una con il grandangolare), tutto il resto lo faccio muovendomi avanti o indietro, oppure sfruttando gli elementi in più nella composizione della mia inquadratura.

Una delle cose che è stata determinante nella scelta di lavorare con focali fisse è appunto il fatto di dover trasformare una situazione scomoda, come il non aver il tempo necessario a correre verso il soggetto della nostra immagine, in un vantaggio nella composizione, questa situazione ti obbliga a mettere in relazione (quantomeno estetica) il soggetto con quello che gli sta intorno.

Prima di aprire Alessandro Di Noia Fotografo (lavorando come operatore per altri fotografi) usavo gli zoom, riguardando i miei lavori di più di 10 anni fa è evidente come la maggior parte delle foto è stretta intorno al soggetto, potendo zumare la mia attenzione era sempre concentrata sul soggetto e cercavo di coprire la maggior parte del fotogramma con esso.

Ora la mia fotografia è molto diversa, una fotografia dove gli sposi si rivedono in mezzo ai loro amici e parenti.

L’altra cosa che mi ha fatto scegliere di lavorare in questo modo è la piena consapevolezza della focale che sto usando, cerco di spiegare meglio.

Lavorando con gli zoom mi capitava spesso di usare un grandangolare in modo errato, facendo il movimento ad allargare l’inquadratura non stavo attento alle linee cadenti ed alle deformazioni tipiche dei grandangolari, ora quando impugno la fotocamera col grandangolo so ancora prima di mettere l’occhio nel mirino che dovrò stare attento alla bolla e a come inquadrerò il mio soggetto, questo ha reso la maggior parte delle mie foto grandangolari più gradevoli da guardare.

I vantaggi che derivano da questa scelta sono per me fondamentali alla mia fotografia, lenti più luminose mi permettono di lavorare senza flash e di preservare l’atmosfera reale del momento fotografato.

Lavorare con focali fisse mi ha permesso di essere più veloce nella mia attività, ormai so già vedendo una scena quanto di questa rientrerà nell’inquadratura con le focali che uso abitualmente, questo mi permette di fare l’inquadratura ancora prima di guardare nel mirino, sfruttando l’iperfocale o mettendo a fuoco a stima (grazie alle indicazioni presenti sul barilotto dell’obiettivo) posso scattare senza perdere tempo nella messa a fuoco, a volte alla cieca, senza nemmeno portare la fotocamera all’occhio.

Qualunque sia la scelta di un professionista (zoom, lenti fisse o un mix delle due categorie) questa dovrebbe permettergli di esprimersi al meglio, l’esperienza aiuta a capire qual’è la strada da percorrere e a concentrarsi sulle cose importanti della professione.

Quella che ho descritto è la mia strada, capirlo mi ha aiutato a focalizzarmi maggiormente sul mio stile (lo so: è una parola grossa, ma per una volta concedetemelo) e a proporre ai miei clienti qualcosa di profondamente personale, mi offre motivazioni per cercare di migliorarmi ogni giorno.

Colonna sonora: Weight of the World – Good Riddance

Linda & Fabrizio – 3 Settembre 2017 Gussago (Bs)

In Senza categoria by @lezD / 28 febbraio 2018 / 0 Comments

Una Magnifica giornata di sole in Franciacorta ha scaldato il cuore di parenti e amici di Linda e Fabrizio nel giorno delle loro Nozze.

Il Matrimonio è stato celebrato nella parrocchia di Santa Maria Assunta a Gussago, gli Sposi visibilmente emozionati si sono scambiati le fedi nuziali alla presenza dei loro bambini e delle persone più care.

Per il ricevimento ci siamo trasferiti alla Rocca di Rodengo Saiano dove un lungo aperitivo all’aperto ha accolto gli invitati, poi durante il pranzo, è stato emozionante vedere Fabrizio dedicare una canzone scritta da lui a Linda.

Dopo il tradizionale taglio della Torta Nuziale, svoltosi all’aperto con i fuochi d’artificio sono cominciate le danze, la Musica scelta dalla bravissima Dj Isa D ha scatenato tutti gli invitati ed abbiamo gioito e ballato fino a tarda notte.

Colonna Sonora: Quando meno te l’aspetti – OTR

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Grazia & Pasquale – 26 Agosto 2017 Mondragone (Ce)

Il Matrimonio di Grazia e Pasquale è stato celebrato presso la parrocchia di San Nicola a Mondragone in una bellissima giornata estiva.

Il ricevimento si è tenuto presso Villa Lea a Pontelatone (siamo rimasti quindi nella provincia di Caserta), un lungo aperitivo nel bellissimo parco ha permesso agli Sposi di rilassarsi e vivere la festa con gioia.

Balli scatenati con parenti e amici e festa fino al tradizionale taglio della torta nuziale, poi un ricco buffet dei dolci ed i saluti alla fine di una giornata che rimarrà nel cuore di tutti gli invitati.

Colonna Sonora: Write About Love – Belle And Sebastian

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Anni ’90 e memoria

Nella metà degli anni ’90 sembrava che le porte fossero tutte aperte e che non ci fossero problemi di tempo, avremmo ottenuto tutto quello che desideravamo, non c’era fretta, non bisognava correre.

Eravamo una generazione strana, Kurt ci aveva già salutato, tutta la rabbia di un vuoto senza la malinconia della perdita, quando aveva rinunciato alla partita la maggior parte di noi era troppo giovane per capire, al massimo potevamo ascoltare le opinioni dei fratelli maggiori, di chi li aveva.

Liberi di girare per una città grande come Milano, velocità sullo sfondo, mille persone con cui avremmo potuto iniziare qualsiasi progetto, creatività come soggetto principale, perché possiamo dire tutto il peggio della mia generazione, nati troppo comodi per saper soffrire (ce l’avrebbe insegnato la vita), ma non ci mancava la voglia di creare, quello meno artista della mia compagnia sarebbe diventato un falegname abilissimo ed era anche l’unica persona concreta che frequentavamo.

Allora sotto con i gruppi musicali e le poesie (si, poesie, c’è ancora chi ne scrive?), disegni e sculture, e video, ognuno aveva le sue preferenze e a me bastava un rullo di hp5 per sentirmi il nuovo Henry Ruggeri, ed una chitarra elettrica carica di adesivi per ambire ad un posto affianco a Thurston Moore e Robert Smith nel mondo della musica.

Quante stampe in bianco e nero che facevo all’epoca, a scuola nelle ore di fotografia, il pomeriggio a lavoro (ho iniziato a lavorare a 16 anni, 1996), provini a contatto del mio gruppo e dei gruppi di amici, guardandoli mi sembrava di sfogliare le foto che Linda Mc Cartney aveva scattato a Jimi Hendrix (non credeteci, non erano nemmeno lontanamente a quel livello).

La chitarra la suonavo più con i piedi che con le mani (ed in effetti la mia scarsa capacità tecnica è la cicatrice di questo approccio alla musica), con una grossa pedaliera multieffetto e cercando di far fischiare l’amplificatore il più possibile, la musica che suonavo era scura e introspettiva, ci sembrava giusto che fosse l’ascoltatore a sforzarsi per capire, lavoravamo molto per essere difficili ed incomprensibili, rumorosi e arrabbiati.

(La pedaliera la regalai poi ad un ragazzo che suonava in una cover band dei Cure, comunque era già la metà del 2000)

Passavamo ore a preparare compilation su cassetta (basf da 45, da 60 e da 90 minuti), per condividere brani significativi con gli amici, per cercare di conquistare una ragazza, fu per merito di una compilation che scoprii che le persone hanno gusti diversi, anche quelle che mettiamo su un piedistallo.

Cd e Libri prestati, film consigliati, videogiochi a 16 bit.

Sabato era il giorno delle “vasche”, dalla fiera di sinigaglia al Duomo e viceversa, si parlava di musica e arte, si faceva un giro da prina o da lucky music sognando di possedere strumenti bellissimi, file di metallari si alternavano alle chitarre in prova suonando assoli sempre più tortuosi.

Questi sono solo alcuni dei ricordi di un adolescente degli anni 90 ma vorrei chiarire che non è malinconia.

A volte vorrei rivivere quei giorni pieni di possibilità, ed anche i giorni del decennio successivo così diversi e più consapevoli, ma sono convinto che la vita di un adolescente di Milano sia sostanzialmente la stessa, cambiano le mode, cambia la colonna sonora e il modo di fruire della musica, cambiano i film, cambia la fotografia, ma sono certo che tra 10 anni i ragazzi di oggi parleranno degli anni’10 di questo millennio come dei migliori anni in assoluto, pieni di creatività e possibilità, come fotografo però non posso che chiedermi se sfoglieranno i loro profili instagram per ricordare, come posso fare ora con le stampe di quei giorni.

Siccome sono di una generazione vecchia continuo a stampare le mie foto e ad ascoltare la musica con delle casse decenti, leggo ancora libri di carta e scrivo ancora canzoni, con la consapevolezza che il tempo corre e che devo cercare di vivere i miei giorni nel miglior modo possibile.

Colonna sonora: Una compilation anni ’90 di musica italiana, cosa altrimenti! (Basf da 45)

Lato a:

1 – Settimane – Soon

2 – Satelliti – Mao e la Rivoluzione

3 – Festa Mesta – Marlene Kuntz

4 – Armstrong – Scisma

5 – Fuochi nella notte di San Giovanni – Csi (nella versione live con Goran Bregovic)

Lato b:

1 – Meganoidi – Meganoidi

2 – La Danza del Grillo – Rapsodia

3 – Elettrica – (P)itch

4 – Betty Tossica – Prozac +

5 – Loris e Efrem – Vallanzaska

6 – Abbiamo Vinto il Festival di Sanremo – Statuto

7 – Ultima Notte – Punkreas

P.S: Nella foto (probabilmente scattata da Gabry con la mia nikon fm) la Skiffle Ska Band prima di un live all’istituto omnicomprensivo di Lampugnano, la cosa più folle di questa immagine è che un sacco di persone che sono state importanti per questo gruppo sono fuori dall’inquadratura.

Roberta & Daniele – 21 Luglio 2017 Rodengo Saiano (Bs)

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L’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano è una delle Chiese più suggestive in Franciacorta, addobbata con gusto e cura dei particolari è stata la cornice ideale per il Matrimonio di Roberta e Daniele.

Finita la cerimonia ci siamo trasferiti alle Cantorie, bellissima Cantina che guarda Gussago dall’alto, qui gli Sposi circondati da parenti e amici, e alla presenza del loro cane Fred, hanno festeggiato in un magnifico clima conviviale il loro grande giorno.

Durante tutta la giornata sono stato aiutato da Federico Rongaroli (le foto della preparazione di Daniele sono state scattate da lui) e non posso che ringraziarlo.

Colonna Sonora: That Day – Lali Puna.

PS: Lo scatto del taglio della torta in cui si vede un fulmine sullo sfondo si è classificata al settimo posto nel 2 contest 2017 della WPJA nella categoria Weather, un motivo in più per ringraziare gli Sposi per la fiducia che hanno riposto in me.

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Imparare a guardare – Un suggerimento per fotografie migliori.

Mi capita spesso di chiacchierare con clienti che si sono appassionati alla fotografia, chi perché ha ricevuto in dono una fotocamera digitale, chi perché ha avuto un figlio e vuole conservare dei bei ricordi, chi, apparentemente, senza alcun motivo scatenante.

Solitamente, visto che sono stato il fotografo del loro Matrimonio, mi chiedono informazioni o “trucchi del mestiere” che possano migliorare le loro fotografie.

Io sono convinto che oggi (2018) la cosa fondamentale per fare delle buone fotografia sia imparare a guardare, mi direte:

bravo! sei andato a scuola di fotografia e hai avuto chi ti ha spiegato come si usa una macchina fotografica, fai presto a dire che bisogna imparare a guardare, ma chi mi spiega come districarsi tra tutti i menu e i comandi della mia fotocamera?

Cercate di capire: la fotocamera è come un’automobile, quando ho fatto le mie prime guide per prendere la patente mi pareva impossibile gestire frizione, freno e acceleratore con due soli piedi!

Per non parlare dello sterzo, il cambio (da gestire insieme alla frizione), le frecce e i tergicristalli con due sole mani!

Vi rendete conto anche voi che una fotocamera è più sicura, se sbaglio una foto non c’è nessuno che corre il rischio di farsi male.

Pensate alla vostra fotocamera come ad un’automobile, bisogna conoscere come funziona e sapere a cosa servono le manopole, le ghiere i pulsanti ed i menu, per farlo nel migliore dei modi potete fare dei corsi (ne organizzano i negozi di materiale fotografico, i circoli fotografici della vostra città, potete chiedere a professionisti se sono in grado di insegnarvi), oppure potete cercare tutorial su internet, ma questo non basterà a fare di voi dei fenomeni, quando ho preso la patente non ho iniziato a correre in formula 1.

Serve pratica!

Tempo, diaframma, messa a fuoco, tutto deve diventare automatico, quando cambio marcia non ci penso nemmeno: lo faccio e a volte “gratto” lo stesso, con quasi 20 anni di patente alle spalle.

Dovete uscire a fotografare, e dovete cercare di farlo in modo consapevole, per capire dove state sbagliando, ma per tutto questo basta la volontà di farlo, il difficile viene ora.

Avete imparato ad usare la vostra fotocamera, cambiate tempo e diaframma istintivamente, non sbagliate una messa a fuoco ed un’esposizione, eppure le vostre foto sono banali, cosa manca?

Manca una cultura dell’immagine, se i vostri occhi non sono capaci di guardare realizzerete immagini tecnicamente perfette in cui il soggetto, al centro del fotogramma, è circondato da elementi di disturbo.

Una cultura dell’immagine è qualcosa che non si finisce mai di formare, dovete essere curiosi, andare a mostre di fotografia e di arte, guardare fotografie su internet, sulle riviste e sui quotidiani, comprare libri degli autori che vi piacciono di più per poterli consultare, per cercare l’ispirazione, confrontarvi con altri appassionati, e ancora leggere, guardare film, tenere impegnata la testa, un cervello allenato è più reattivo di qualsiasi manuale d’istruzioni.

Con la tecnologia che abbiamo a disposizione potremmo anche decidere di impostare la fotocamera in automatico, l’unica cosa che resta totalmente nelle nostre mani (sarebbe più giusto dire nei nostri occhi) è la composizione dell’inquadratura e la scelta del momento in cui scattare, per questo vi ripeto che la cosa fondamentale è imparare a guardare.

Colonna Sonora: Everything counts on – Lali Puna with MimiCof

Il galateo del Matrimonio visto da me.

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Ieri, sul sito di un importante quotidiano italiano, ho letto un articolo dove venivano elencate le 10 regole per evitare un Matrimonio Trash, affrontate con delle immagini  a supporto.

Io sono contrario a tutto quello che hanno scritto!

Sono convinto che il giorno del Matrimonio sia una festa per gli sposi, un giorno che Parenti e Amici possono condividere ma su cui non dovrebbero avere diritto di veto, a maggior ragione non sarà il fotografo a imporre agli sposi come comportarsi e che scelte fare.

Volete truccarvi come Siouxsie o vestire di rosso?

è il vostro giorno e nessuno dovrebbe obbiettare, inoltre il rosso è il colore della fortuna in Cina e le Spose vestono tradizionalmente con quel colore.

Annalina & Francesco

Lo sposo vuole vestire in nero o in grigio? Oppure indossare uno spezzato?

è un suo diritto.

Francesca & Stefano

 

Volete usare tanti fiori dalle tinte forti per addobbare la vostra cerimonia?

Non preoccupatevi del “povero” fotografo che dovrà post produrre le immagini, è il suo lavoro.

Volete Sposarvi in centro città in una giornata grigia?

Fatelo, non saranno le condizioni climatiche a rendere la vostra festa triste, se voi e i vostri invitati vi divertirete la vostra giornata sarà splendida, anche se ha piovuto tutto il giorno.

Vi sposate al mare e volete una foto ricordo sugli scogli?

Io non amo le foto in posa ma si tratta del vostro Matrimonio, nessun fotografo dovrebbe impedirvelo, quando sfoglierete il vostro album sarà un ricordo che avete voluto e non una cosa per cui provare imbarazzo, l’importante è che siate voi a volerlo.

Volete tavolate piene di colori in una giornata di sole? Non volete fiori sulle vostre tavolate invernali?

Perché no, saprete fare le scelte giuste a vostro gusto, altrimenti potrete farvi aiutare dal vostro fiorista, dai titolari della location, o affidarvi a dei wedding planner, nulla è impossibile, basta farlo con gusto.

Vostra madre vuole indossare quel bellissimo abito rosso?

Si tratta di vostra mamma, farà di tutto per non rubarvi la scena.

Fare le foto di gruppo? Come?

Come volete voi, siamo tutti d’accordo che gli sposi dovrebbero essere al centro dell’inquadratura ma non serve nemmeno dirlo, succede sempre ed in modo naturale.

Se non volete fare le foto di gruppo sarà cura del fotografo realizzare immagini che vi immortalano mentre chiacchierate e scherzate con i vostri invitati.

Come dev’essere l’auto degli sposi?

Come piace a voi, sognate una Ferrari rossa? o una Topolino amaranto? Perché non un Maggiolino bianco?

A volte gli sposi sono arrivati con la loro auto, semplicemente, una volta gli ho visti arrivare con una Clio blu scassata (che hanno demolito pochi mesi dopo) era troppo importante per loro il valore simbolico di quella macchina.

Come tagliare la torta?

Come preferite, è un momento simbolico che fate per i vostri invitati quindi divertitevi e non pensate al fotografo, sarà in grado di documentare tutto senza problemi e voi sarete belli e naturali.

Come vedete si può fare quello che volete, è il vostro Matrimonio è dei bravi professionisti vi aiuteranno a realizzare tutto come nei vostri sogni, li pagate per questo 😉

Colonna sonora: All outta angst – Nofx