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Punti di Vista (pensieri, obiettivi e cose così)

Alcuni anni fa ho scritto un articolo su questo blog in cui raccontavo l’evoluzione fotografica digitale e spiegavo perché fossimo arrivati alla fine della storia dal mio punto di vista.

Per me oggi la situazione non è cambiata, ho cambiato le macchine fotografiche che usavo allora per usura ma questo non ha influito sulla mia fotografia, se c’è stata una crescita è stata una crescita della persona che preme il pulsante di scatto.

Nel mio vecchio articolo non avevo affrontato la questione relativa agli obiettivi, questione di maggiore importanza rispetto alla fotocamera con cui scattiamo.

Negli ultimi anni, con l’informatica applicata all’ottica gli obiettivi fotografici sono migliorati in modo veramente notevole rispetto al passato, quando per costruire un obiettivo bisognava fare calcoli matematici complicatissimi, questo ha permesso alle aziende produttrici di realizzare lenti più luminose e corrette, un grosso aiuto per chi con la fotografia lavora.

Questo è il mio blog, quindi non vi dirò di che marca sono gli obiettivi che uso, mi pare interessante raccontare cosa c’è dietro le mie scelte.

Dal mio punto di vista, nella Fotografia di Matrimonio, le strade che si possono seguire sono due, ci sono fotografi che decidono di lavorare con degli zoom ed altri che invece preferiscono le focali fisse.

Gli zoom sono comodi, con un 24-70 e un 70-200 hai tutto quello che può servire ad un Fotografo di Matrimonio, puoi decidere di mettere in borsa anche uno zoom grandangolare (14-24? 17-35?) o un normale luminoso per foto ad effetto e situazione di scarsa luminosità, lavorerai quasi sempre con una fotocamera (quella con il 24-70) e non sarai obbligato a fare avanti e indietro per le tue inquadrature, ti basterà zumare, di contro però avrai obiettivi pesanti (quindi tempi di sicurezza più veloci) e poco luminosi (nella migliore delle ipotesi f2,8), quest’ultimo aspetto potrebbe obbligarti a usare un flash o una luce a led per illuminare gli ambienti più scuri o le situazioni più veloci.

L’alternativa è lavorare con focali fisse, con due obiettivi principali, due fotocamere sempre a disposizione e gambe scattanti si potrà fare a meno dello zoom, i vantaggi in questo caso sono il peso più leggero delle ottiche (quindi tempi di sicurezza più lenti) e luminosità maggiore (f1,4, alcune aziende arrivano anche a 0,95), questa è la mia scelta, quella che voglio analizzare.

Solitamente lavoro con un 50mm come lente principale (tutte le lunghezze focali sono relative al formato 24×36), un 24/28mm come seconda lente e poi un 14mm come lente per determinate foto (lancio del riso, panoramiche della location e totali dei balli), addosso ho sempre 2 fotocamere e le uso spesso entrambe (una con il normale ed una con il grandangolare), tutto il resto lo faccio muovendomi avanti o indietro, oppure sfruttando gli elementi in più nella composizione della mia inquadratura.

Una delle cose che è stata determinante nella scelta di lavorare con focali fisse è appunto il fatto di dover trasformare una situazione scomoda, come il non aver il tempo necessario a correre verso il soggetto della nostra immagine, in un vantaggio nella composizione, questa situazione ti obbliga a mettere in relazione (quantomeno estetica) il soggetto con quello che gli sta intorno.

Prima di aprire Alessandro Di Noia Fotografo (lavorando come operatore per altri fotografi) usavo gli zoom, riguardando i miei lavori di più di 10 anni fa è evidente come la maggior parte delle foto è stretta intorno al soggetto, potendo zumare la mia attenzione era sempre concentrata sul soggetto e cercavo di coprire la maggior parte del fotogramma con esso.

Ora la mia fotografia è molto diversa, una fotografia dove gli sposi si rivedono in mezzo ai loro amici e parenti.

L’altra cosa che mi ha fatto scegliere di lavorare in questo modo è la piena consapevolezza della focale che sto usando, cerco di spiegare meglio.

Lavorando con gli zoom mi capitava spesso di usare un grandangolare in modo errato, facendo il movimento ad allargare l’inquadratura non stavo attento alle linee cadenti ed alle deformazioni tipiche dei grandangolari, ora quando impugno la fotocamera col grandangolo so ancora prima di mettere l’occhio nel mirino che dovrò stare attento alla bolla e a come inquadrerò il mio soggetto, questo ha reso la maggior parte delle mie foto grandangolari più gradevoli da guardare.

I vantaggi che derivano da questa scelta sono per me fondamentali alla mia fotografia, lenti più luminose mi permettono di lavorare senza flash e di preservare l’atmosfera reale del momento fotografato.

Lavorare con focali fisse mi ha permesso di essere più veloce nella mia attività, ormai so già vedendo una scena quanto di questa rientrerà nell’inquadratura con le focali che uso abitualmente, questo mi permette di fare l’inquadratura ancora prima di guardare nel mirino, sfruttando l’iperfocale o mettendo a fuoco a stima (grazie alle indicazioni presenti sul barilotto dell’obiettivo) posso scattare senza perdere tempo nella messa a fuoco, a volte alla cieca, senza nemmeno portare la fotocamera all’occhio.

Qualunque sia la scelta di un professionista (zoom, lenti fisse o un mix delle due categorie) questa dovrebbe permettergli di esprimersi al meglio, l’esperienza aiuta a capire qual’è la strada da percorrere e a concentrarsi sulle cose importanti della professione.

Quella che ho descritto è la mia strada, capirlo mi ha aiutato a focalizzarmi maggiormente sul mio stile (lo so: è una parola grossa, ma per una volta concedetemelo) e a proporre ai miei clienti qualcosa di profondamente personale, mi offre motivazioni per cercare di migliorarmi ogni giorno.

Colonna sonora: Weight of the World – Good Riddance

Imparare a guardare – Un suggerimento per fotografie migliori.

Mi capita spesso di chiacchierare con clienti che si sono appassionati alla fotografia, chi perché ha ricevuto in dono una fotocamera digitale, chi perché ha avuto un figlio e vuole conservare dei bei ricordi, chi, apparentemente, senza alcun motivo scatenante.

Solitamente, visto che sono stato il fotografo del loro Matrimonio, mi chiedono informazioni o “trucchi del mestiere” che possano migliorare le loro fotografie.

Io sono convinto che oggi (2018) la cosa fondamentale per fare delle buone fotografia sia imparare a guardare, mi direte:

bravo! sei andato a scuola di fotografia e hai avuto chi ti ha spiegato come si usa una macchina fotografica, fai presto a dire che bisogna imparare a guardare, ma chi mi spiega come districarsi tra tutti i menu e i comandi della mia fotocamera?

Cercate di capire: la fotocamera è come un’automobile, quando ho fatto le mie prime guide per prendere la patente mi pareva impossibile gestire frizione, freno e acceleratore con due soli piedi!

Per non parlare dello sterzo, il cambio (da gestire insieme alla frizione), le frecce e i tergicristalli con due sole mani!

Vi rendete conto anche voi che una fotocamera è più sicura, se sbaglio una foto non c’è nessuno che corre il rischio di farsi male.

Pensate alla vostra fotocamera come ad un’automobile, bisogna conoscere come funziona e sapere a cosa servono le manopole, le ghiere i pulsanti ed i menu, per farlo nel migliore dei modi potete fare dei corsi (ne organizzano i negozi di materiale fotografico, i circoli fotografici della vostra città, potete chiedere a professionisti se sono in grado di insegnarvi), oppure potete cercare tutorial su internet, ma questo non basterà a fare di voi dei fenomeni, quando ho preso la patente non ho iniziato a correre in formula 1.

Serve pratica!

Tempo, diaframma, messa a fuoco, tutto deve diventare automatico, quando cambio marcia non ci penso nemmeno: lo faccio e a volte “gratto” lo stesso, con quasi 20 anni di patente alle spalle.

Dovete uscire a fotografare, e dovete cercare di farlo in modo consapevole, per capire dove state sbagliando, ma per tutto questo basta la volontà di farlo, il difficile viene ora.

Avete imparato ad usare la vostra fotocamera, cambiate tempo e diaframma istintivamente, non sbagliate una messa a fuoco ed un’esposizione, eppure le vostre foto sono banali, cosa manca?

Manca una cultura dell’immagine, se i vostri occhi non sono capaci di guardare realizzerete immagini tecnicamente perfette in cui il soggetto, al centro del fotogramma, è circondato da elementi di disturbo.

Una cultura dell’immagine è qualcosa che non si finisce mai di formare, dovete essere curiosi, andare a mostre di fotografia e di arte, guardare fotografie su internet, sulle riviste e sui quotidiani, comprare libri degli autori che vi piacciono di più per poterli consultare, per cercare l’ispirazione, confrontarvi con altri appassionati, e ancora leggere, guardare film, tenere impegnata la testa, un cervello allenato è più reattivo di qualsiasi manuale d’istruzioni.

Con la tecnologia che abbiamo a disposizione potremmo anche decidere di impostare la fotocamera in automatico, l’unica cosa che resta totalmente nelle nostre mani (sarebbe più giusto dire nei nostri occhi) è la composizione dell’inquadratura e la scelta del momento in cui scattare, per questo vi ripeto che la cosa fondamentale è imparare a guardare.

Colonna Sonora: Everything counts on – Lali Puna with MimiCof

Dichiarazione di guerra alla fotografia di matrimonio

Dopo 10 anni di attività in proprio (aprivo “Alessandro Di Noia Fotografo” a marzo del 2007) è giunto il momento di essere franchi cara Fotografia di Matrimonio, non ne posso più!

Sono stanco di vedere foto tutte uguali, Sposi mano nella mano che guardano verso l’obiettivo a comando, immagini di paesaggio (belle, per carità!) in cui vengono inseriti gli Sposi, talmente piccoli che non si riesce nemmeno a vederli in viso e non si capisce chi sono, la verità è che non sei mai cambiata, così come quando ci siamo conosciuti la maggior parte delle Fotografie di Matrimonio sono in posa, magari più eleganti di tanti anni fa ma la sostanza non cambia.

Oggi girando per i siti internet a tema nozze non si riesce a scorgere la differenza tra un autore e l’altro, sui social network immagini di dettagli sempre più stretti, le persone non hanno la pazienza di fermarsi davanti un’immagine per più di 5 secondi e ricercano visioni elementari, come si può pensare di raccontare quello che hai visto se il tuo interlocutore non è disposto ad ascoltare, e poi sono diventati tutti storyteller!

Io mi oppongo allo storytelling, sarò arrogante ma mi ritengo un cronista, non ho una storia in testa da raccontare, non piego le mie immagini a quello che voglio dire, solitamente affronto un Matrimonio con la testa libera da preconcetti, voglio documentare quello che succede; non mi interessa una Chiesa e una Location bellissima, Addobbi da Mille e Una Notte e la luce perfetta, mi basterà cogliere negli sguardi degli invitati l’Affetto e l’Amicizia, il Divertimento, la Tensione, la Paura e la Gioia, mi basterà scorgere negli occhi degli Sposi l’Amore, anche una sala dell’oratorio con i disegni dei bimbi alle pareti basterà da cornice perché i fatti sono più importanti del contenitore.

Sono stufo di immagini dove la differenza la fa lo sfuocato di un certo obiettivo, anch’io all’inizio puntavo su quello, ma in 10 anni di attività ho allargato il punto di vista, per includere altre persone e storie nelle mie inquadrature, ed ho avuto la necessità di avere più profondità di campo, più cose a fuoco per mettere in relazione i soggetti con chi gli sta intorno.

Gli obiettivi sono solo strumenti, non posso pensare che la mia fotografia sia figlia di un determinato obiettivo, la mia fotografia è sguardo mediato dalla testa ed il cuore, dirai: bella cosa, fai una semicitazione di HCB così puoi farti bello ai miei occhi, ma cara fotografia di matrimonio questa è la verità: Puoi avere il miglior obiettivo del mondo, montato sulla miglior fotocamera del mondo ma se non hai Occhi per Vedere quello che succede e la cultura per capire la tua attrezzatura sarà solo un ottimo fermacarte.

Ammetto sono un privilegiato, nell’Album di Matrimonio dei miei Genitori posso ritrovare i volti dei miei Nonni che ora non ci sono più, la Zia con i pantaloni a zampa di elefante in un salotto degli anni ’70, mia Madre con le lacrime agli occhi e mio Padre visibilmente emozionato, le mie Cugine più grandi ancora Bambine e quel collega di lavoro di mio Papà alticcio che sbuca fuori da una foto di gruppo, ma non ci sono foto in posa romantiche.

Forse è stato questo tipo di esperienza a segnarmi, oppure mio Padre che lavorava per un agenzia fotogiornalistica e le fotografie che si vedevano in casa erano solo di cronaca, oppure con il passare degli anni sento più forte la nostalgia per le persone che per i più disparati motivi ho perso di vista, ma che posso ritrovare nelle fotografie.

Quello che ti voglio dire Cara Fotografia di Matrimonio, è che non demordo.

In Italia il Reportage di Matrimonio non è mai esistito, c’è stato un momento in cui sembrava possibile ma si è subito esaurito sotto la spinta di una nuova moda proveniente da nord, io però non sarei in grado di realizzare immagini finto-romantiche in cui ha più peso l’ego (del fotografo e degli sposi) dei veri Sentimenti.

Continuerò a scattare moltissime foto per cercare di non perdere neanche un momento, vivrò quello che documento per captare tutte le vibrazioni, sarò di parte (sono dalla parte degli Sposi) ma sicuramente sincero, continuerò a privilegiare una Risata Reale ad un Bacio a comando.

Colonna Sonora: Wolf like Me – Tv on the Radio

Sleeklens Forever Thine Workflow – La mia opinione

In un post di alcuni anni fa avevo scritto una cosa tipo: non faccio recensioni ma se volete propormene ci sto, in realtà non pensavo (e non penso) di avere la visibilità necessaria ad incentivare le aziende di fotocamere e software a propormi recensioni dei loro prodotti, questa cosa pero, e in maniera del tutto inaspettata, è successa veramente.

A novembre ho ricevuto una mail da Jane di Sleeklens, mi chiedeva di provare i loro preset per la fotografia di matrimonio e di scrivere cosa ne pensavo sul mio blog, ho risposto ponendo dei dubbi:

1 -Non ho molta esperienza con i preset, uso solo silverfx per fare il bianco e nero ma per il resto ho sempre gestito la post produzione delle mie immagini personalmente.

2 – Non ho un grande seguito e non penso che la mia opinione possa dare la giusta visibilità ai loro prodotti.

3 – Scrivo il mio blog solo in italiano e questo riduce ulteriormente la visibilità di quello che scrivo.

La loro risposta mi ha convinto a provare questa esperienza, in pratica mi hanno scritto: non ci interessa quanta visibilità puoi offrirci, vogliamo una recensione sincera, se non ti piaceranno i nostri preset scrivilo apertamente e scrivila tranquillamente in italiano, per ringraziarti del tempo che dedicherai alla cosa ti offriamo i preset in licenza ( quindi io non li ho pagati 🙂 ).

Vi direte, perché ne scrivi solo ora?…(CONTINUA)

LA MIA ATTREZZATURA (OVVERO: EVOLUZIONE FOTOGRAFICA E FINE DELLA STORIA)

Avrei dovuto scrivere questo articolo un paio di settimane fa ma tra le cose da consegnare, la pioggia che mi toglie la voglia di fare e l’indecisione sulle foto da caricare a corredo di quello che scrivo mi sono preso un po’ di tempo in più, comunque attenzione perché si preannuncia un post lunghissimo.

Leggo spesso sui blog di fotografi più famosi e affermati di me (non è difficile, non sono ne famoso ne affermato!) articoli dedicati all’attrezzatura usata, recensioni di nuovi modelli di fotocamere ed obiettivi, paragoni con modelli precedenti e contemporanei ma di altre marche, ed anche test con ingrandimenti al 100% delle immagini al centro e agli angoli, paragoni tra lo sfuocato di un determinato obiettivo di riferimento e la lente presa in esame e potrei proseguire all’infinito con esempi più o meno interessanti, in generale di fotografia si parla spesso in termini di attrezzatura e assai più di rado in termini di immagini significative…..(continua)

Il fotografo di matrimonio, una continua lotta contro i pregiudizi

É da un po’ che penso a come viene percepita la figura del Fotografo Matrimonialista tra le persone, e volevo condividere alcuni dei miei pensieri sconclusionati.

Il Fotografo di Matrimonio, e più in generale il Fotografo di Cerimonia, viene ancora visto come un disturbatore, quello che prende gli Sposi e li porta via per estenuanti sessioni di posa mentre gli invitati pranzano o cenano, quello che ti chiede di guardarlo e sorridere, quello che organizza foto di gruppo, quello che “flasha” a tutto spiano disturbando la cerimonia, spesso indossa un gilet multitasche dove in passato metteva i rullini, totalmente inelegante e decontestualizzato dagli altri invitati, viene percepito come un professionista di serie b, rispetto ai suoi più prestigiosi colleghi che operano negli scenari di guerra o nella moda, probabilmente uno che non aveva abbastanza capacità, occhio e gusto per lavorare in altri campi, inoltre è caro e per una giornata di lavoro è capace di chiederti l’equivalente di uno stipendio mensile!

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Ancora oggi (2014) le cose sopra elencate vengono pensate, discusse e analizzate, vorrei però spezzare una lancia a favore dei Matrimonialisti, senza affrontare il discorso dei prezzi che è già stato ampiamente analizzato in forum, articoli e convegni e che sono tendenzialmente giustificati da spese, ore reali di lavoro (non un giorno come si pensa ma tutto il tempo dedicato agli sposi, dal primo incontro conoscitivo alla consegna dell’album) e tasse (molti ancora non capiscono che l’iva non entra nelle tasche del Fotografo e che sul totale al netto di iva si pagheranno le tasse), ma affrontando gli altri temi:

– In primo luogo, e da diversi anni, si sono affermati professionisti che affrontano il Matrimonio e le Cerimonie come dei Reportage di cronaca, senza andare a disturbare gli Sposi e gli invitati.

– Per il motivo precedente questi Fotografi non vestono in modo appariscente ma come se fossero degli invitati, per confondersi in mezzo all’evento e riuscire a cogliere momenti reali.

– Il flash spesso non viene utilizzato per non disturbare e per passare inosservati senza falsare la luce ed i colori reali della scena, allo stesso modo però un professionista deve averlo sempre in borsa per evitare che situazioni di luce impossibile gli impediscano di svolgere il suo compito.

– Anche se sembra difficile da credere per svolgere con professionalità un mestiere come quello del Fotografo di Matrimonio serve un minimo di cultura di quello che si fa, conoscere il Matrimonio, le sue usanze, avere esperienze di cerimonie, inoltre serve una cultura visuale per saper raccontare attraverso immagini quello che accade, per saper cogliere le emozioni e riuscire a ritrasmetterle, infine, ma non meno importante, una conoscenza tecnica degli strumenti (fotocamera, ottiche, flash ecc.) perché a differenza di quello che è facile pensare non è la Macchina Fotografica costosa a fare le belle foto ma è vero che un buon professionista riesce a realizzare buone immagini con quello che ha (consiglio la visione della serie di puntate di Digital Rev dedicate all’argomento).

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Agli Sposi resta l’arduo compito di decidere a chi affidare i propri ricordi, facendo certamente attenzione al budget ma tenendo in considerazione il fatto che le Foto resteranno il più importante ricordo del loro grande giorno (nel 2013 un sondaggio della rivista New York Wedding faceva emergere che la maggior delusione determinata da una scelta al risparmio nell’organizzazione delle Nozze era quella relativa alle Fotografie, se ne parla qui); se nel 2014 vi capiterà di assistere ad un matrimonio dove il Fotografo si comporta come negli stereotipi che ho citato all’inizio sappiate che probabilmente era quello che volevano gli Sposi, le alternative esistono!………….(CONTINUA)

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Una Foto, Una Storia?

Proverò a fare un ragionamento su questa immagine, un ragionamento che travalica i confini di questa foto specifica per affrontare il tema del significato di un’immagine più in generale, ma siccome sò di non essere molto bravo con le parole mi concedo la possibilità di non essere capito, di non riuscire a esprimere ciò che ho nella testa….

Questa scena ha stimolato la mia fantasia, stavo andando a fare un lavoro a Milano, e qui ci vorrebbe una spiegazione:

quando devo lavorare a Milano, se non si tratta di matrimoni, provo sempre ad organizzarmi con i mezzi pubblici, il traffico della grande città mi mette a disagio e da quando non ci abito più sono cambiati sensi di marcia, alcune strade sono chiuse per lavori, sono spuntate rotonde ad ogni incrocio, insomma, mi perdo, non ho punti di riferimento e la cosa è frustrante!

Ricapitoliamo, stavo andando a fare un lavoro a Milano, e non avevo moltissimo tempo a disposizione, scendo dal treno in Porta Romana (avevo preso a Lambrate il treno per Albairate) e noto una rosa dentro un cestino, il sole non era ancora spuntato e il cielo era di un blu magnifico, scatto rapidamente questa immagine e riprendo la mia strada, dimenticandomi la scena e concentrandomi sulle riprese che dovevo effettuare.

Rientrato a casa, come sempre, ho scaricato le schede e questa immagine è tornata a galla, in quel momento, da spettatore, ho provato a spiegarmela, ho immaginato diverse cose, un venditore ambulante di rose che si disfa di una rosa appassita, ma solitamente vendono rose rosse, un innamorato respinto, ma come? Platealmente? Oppure la rosa è stata accettata e poi scaricata nel secchio dei rifiuti, lontano dagli occhi di chi l’ha donata? Ma la rosa è rosa? Consulto internet per scoprire il significato della rosa rosa, perché tutti sappiamo che la rosa rossa è amore, ma le altre?……..(Continua)