All posts in Opinioni di un miope

Aspettative

Tempo di vacanze, tempo di aspettative:

sole, mare e divertimenti, trasgredire la dieta, avere più tempo per leggere o per dormire, non dover rispondere alle mail e alle telefonate di lavoro, ognuno di noi ripone nelle cose che progetta delle speranze, e le speranze a volte vengono deluse.

Non aggiorno il blog da una vita (questa è una delle mie aspettative di inizio anno che vengono deluse), fin qui è stato un anno strano, ad oggi ho fatto un solo matrimonio a Brescia, tutti gli altri sono stati a minimo 400 km da casa, questo mi ha obbligato a dedicare molto del mio tempo ad organizzare le trasferte e in luglio non ho proprio avuto voglia di mettermi davanti ad una tastiera per scrivere.

Ieri ho consegnato l’ultimo lavoro prima delle ferie, un minuto dopo ero ufficialmente in vacanza dato che sono in una località di mare (dove ho realizzato l’ultimo servizio di luglio) Per oggi era prevista una giornata al mare inframezzata solo dal pranzo (sono lombardo, sono chiarissimo di carnagione e mi scotto subito, nelle ore più calde evito la spiaggia) e nel pomeriggio la pioggia ha deluso un’altra aspettativa.

Faccio un salto temporale all’indietro e torno allo scorso fine settimana, ero a Ladispoli e sulla spiaggia si è tenuto uno spettacolo delle frecce tricolore, io ero li per altri motivi e come sempre avevo con me una fotocamera con un obiettivo grandangolare (una Sony A7 con un voigtlander 25mm color skopar).

Sulla spiaggia ho scattato alcune foto sia il giorno delle prove, sia il giorno dello spettacolo, quando ho incontrato una persona che mi conosce come Fotografo di Cerimonie (perché a maggio ho realizzato un servizio proprio a Ladispoli) mi sono sentito rivolgere la solita frase:

Hai scattato delle foto allo spettacolo? Chissà che belle fotografie!

Per non deludere le aspettative ho risposto di no, perché so che già si immaginava foto molto strette sugli aerei, io non sono un appassionato di aerei e con un 25mm su full frame ho fotografato le persone che guardavano le acrobazie in volo.

Tutto questo ragionamento però ha una conclusione, passiamo gran parte delle nostre giornate a programmare la nostra vita e questo a volte può generare delle delusioni, se siete in procinto di andare in vacanza lasciate le vostre aspettative a casa e vivete i vostri giorni, in questo modo rischierete soltanto di emozionarvi come un bimbo che assiste alle acrobazie degli aerei in volo.

Colonna Sonora: Una giornata al mare – Paolo Conte.

PS: Alessandro Di Noia Fotografo sarà ufficialmente chiuso fino al 20 Agosto, potete comunque contattarmi per qualsiasi cosa, rispondo con calma (non porto mai il telefono in spiaggia) ma rispondo.

Vivere senza

Negli ultimi 10 anni, complici la crisi economica e lo sviluppo tecnologico, abbiamo smesso di possedere molte cose, oggi la maggior parte delle persone fa fotografie senza una macchina fotografica, i rullini sono un ricordo dei più anziani, ascoltiamo la musica in streaming e leggiamo libri e quotidiani digitali.

Vivere senza i libri.

Vivere senza i dischi.

Vivere senza le stampe.

Ho sempre preso in prestito libri in biblioteca e gli ebook sono ancora lontani dai miei pensieri anche se non nego di averne acquistati alcuni, per la comodità di averli sul telefono in viaggi in economy con i bagagli già troppo pieni, continuo ad acquistare cd invece, sono di una generazione vecchia, mi piace tenere tra le mani il libretto, mi piace poter leggere i ringraziamenti, ma uso spotify quotidianamente.

Penso che avrei una macchina fotografica anche se facessi un altro mestiere, continuo a stampare foto per me, con una stampante a sublimazione della canon o mandandole al laboratorio, mi piace aprire le scatole di scarpe che conservano le mie foto e far scorrere tra le mani le stampe 10×15, senza un ordine logico saltare da un anno all’altro.

I servizi fotografici per le aziende vengono consegnati solo in formato digitale, e ogni anno ho qualche coppia che mi chiede solo i file del loro matrimonio, mentre per le aziende la sola speranza di vedere quelle foto stampate è nei servizi realizzati per biglietti da visita e brochure, alle coppie consiglio sempre di stampare le foto che gli piacciono di più e dallo scorso anno offro una selezione di 200 immagini editate da me per semplificare la cosa.

Vivere senza Album di Matrimonio.

Le fotografie private erano ricordi che si decideva di conservare, molta della fotografia dei social network invece è dialogo per immagini con i nostri contatti, non ho niente contro questa pratica ma non vorrei scoprire che si può vivere senza ricordi.

Vivere senza ricordi.

Mentre come fotografo “combatto” la mia battaglia per i ricordi mi accorgo però che altre persone combattono battaglie più serie, diritti che ancora vengono negati.

Vivere senza diritti.

C’è ancora chi si oppone a riconoscere legalmente il diritto di due persone dello stesso sesso di formare una famiglia, e bisogna lottare ancora per smettere di pensare alla donna come un oggetto da possedere.

Bisognerebbe riconoscere a persone che fuggono dalla guerra e dalla fame il diritto di rifarsi una vita ed aiutarli nell’integrazione.

Bambini nati in Italia devono ancora lottare per essere riconosciuti italiani come i loro compagni di banco.

In anni di rinunce tanti, per paura, vorrebbero negare diritti a chi è diverso da loro.

La paura è un sentimento umano, serve a metterci in allerta, non deve diventare però qualcosa che ci impedisce di riflettere, l’essere umano è diverso dagli altri animali perché è capace di affrontare problemi complessi e trovare soluzioni con la testa.

Per me probabilmente è facile pensarla così, facendo fotografie ai matrimoni per lavoro sono sempre in mezzo alle persone, in quei momenti è facile vedere che non esistono differenze tra persone di colori o orientamenti diversi dai miei, ho visto la stessa emozione in spose e sposi di ogni nazione, ho visto piangere i genitori di sposi omosessuali allo stesso modo dei genitori di sposi eterosessuali, cambiano le tradizioni e le lingue ma l’amore, l’affetto e l’amicizia non hanno colore.

Probabilmente non è un male assoluto rinunciare a qualcosa, ci obbliga a riconoscere le nostre priorità e a convogliare le nostre energie in quello che veramente conta, in quest’ottica lottare per proibire diritti universali a chi riteniamo diverso da noi è un inutile spreco di tempo ed energie.

Colonna sonora: A Day in the Life – The Beatles

Punti di Vista (pensieri, obiettivi e cose così)

Alcuni anni fa ho scritto un articolo su questo blog in cui raccontavo l’evoluzione fotografica digitale e spiegavo perché fossimo arrivati alla fine della storia dal mio punto di vista.

Per me oggi la situazione non è cambiata, ho cambiato le macchine fotografiche che usavo allora per usura ma questo non ha influito sulla mia fotografia, se c’è stata una crescita è stata una crescita della persona che preme il pulsante di scatto.

Nel mio vecchio articolo non avevo affrontato la questione relativa agli obiettivi, questione di maggiore importanza rispetto alla fotocamera con cui scattiamo.

Negli ultimi anni, con l’informatica applicata all’ottica gli obiettivi fotografici sono migliorati in modo veramente notevole rispetto al passato, quando per costruire un obiettivo bisognava fare calcoli matematici complicatissimi, questo ha permesso alle aziende produttrici di realizzare lenti più luminose e corrette, un grosso aiuto per chi con la fotografia lavora.

Questo è il mio blog, quindi non vi dirò di che marca sono gli obiettivi che uso, mi pare interessante raccontare cosa c’è dietro le mie scelte.

Dal mio punto di vista, nella Fotografia di Matrimonio, le strade che si possono seguire sono due, ci sono fotografi che decidono di lavorare con degli zoom ed altri che invece preferiscono le focali fisse.

Gli zoom sono comodi, con un 24-70 e un 70-200 hai tutto quello che può servire ad un Fotografo di Matrimonio, puoi decidere di mettere in borsa anche uno zoom grandangolare (14-24? 17-35?) o un normale luminoso per foto ad effetto e situazione di scarsa luminosità, lavorerai quasi sempre con una fotocamera (quella con il 24-70) e non sarai obbligato a fare avanti e indietro per le tue inquadrature, ti basterà zumare, di contro però avrai obiettivi pesanti (quindi tempi di sicurezza più veloci) e poco luminosi (nella migliore delle ipotesi f2,8), quest’ultimo aspetto potrebbe obbligarti a usare un flash o una luce a led per illuminare gli ambienti più scuri o le situazioni più veloci.

L’alternativa è lavorare con focali fisse, con due obiettivi principali, due fotocamere sempre a disposizione e gambe scattanti si potrà fare a meno dello zoom, i vantaggi in questo caso sono il peso più leggero delle ottiche (quindi tempi di sicurezza più lenti) e luminosità maggiore (f1,4, alcune aziende arrivano anche a 0,95), questa è la mia scelta, quella che voglio analizzare.

Solitamente lavoro con un 50mm come lente principale (tutte le lunghezze focali sono relative al formato 24×36), un 24/28mm come seconda lente e poi un 14mm come lente per determinate foto (lancio del riso, panoramiche della location e totali dei balli), addosso ho sempre 2 fotocamere e le uso spesso entrambe (una con il normale ed una con il grandangolare), tutto il resto lo faccio muovendomi avanti o indietro, oppure sfruttando gli elementi in più nella composizione della mia inquadratura.

Una delle cose che è stata determinante nella scelta di lavorare con focali fisse è appunto il fatto di dover trasformare una situazione scomoda, come il non aver il tempo necessario a correre verso il soggetto della nostra immagine, in un vantaggio nella composizione, questa situazione ti obbliga a mettere in relazione (quantomeno estetica) il soggetto con quello che gli sta intorno.

Prima di aprire Alessandro Di Noia Fotografo (lavorando come operatore per altri fotografi) usavo gli zoom, riguardando i miei lavori di più di 10 anni fa è evidente come la maggior parte delle foto è stretta intorno al soggetto, potendo zumare la mia attenzione era sempre concentrata sul soggetto e cercavo di coprire la maggior parte del fotogramma con esso.

Ora la mia fotografia è molto diversa, una fotografia dove gli sposi si rivedono in mezzo ai loro amici e parenti.

L’altra cosa che mi ha fatto scegliere di lavorare in questo modo è la piena consapevolezza della focale che sto usando, cerco di spiegare meglio.

Lavorando con gli zoom mi capitava spesso di usare un grandangolare in modo errato, facendo il movimento ad allargare l’inquadratura non stavo attento alle linee cadenti ed alle deformazioni tipiche dei grandangolari, ora quando impugno la fotocamera col grandangolo so ancora prima di mettere l’occhio nel mirino che dovrò stare attento alla bolla e a come inquadrerò il mio soggetto, questo ha reso la maggior parte delle mie foto grandangolari più gradevoli da guardare.

I vantaggi che derivano da questa scelta sono per me fondamentali alla mia fotografia, lenti più luminose mi permettono di lavorare senza flash e di preservare l’atmosfera reale del momento fotografato.

Lavorare con focali fisse mi ha permesso di essere più veloce nella mia attività, ormai so già vedendo una scena quanto di questa rientrerà nell’inquadratura con le focali che uso abitualmente, questo mi permette di fare l’inquadratura ancora prima di guardare nel mirino, sfruttando l’iperfocale o mettendo a fuoco a stima (grazie alle indicazioni presenti sul barilotto dell’obiettivo) posso scattare senza perdere tempo nella messa a fuoco, a volte alla cieca, senza nemmeno portare la fotocamera all’occhio.

Qualunque sia la scelta di un professionista (zoom, lenti fisse o un mix delle due categorie) questa dovrebbe permettergli di esprimersi al meglio, l’esperienza aiuta a capire qual’è la strada da percorrere e a concentrarsi sulle cose importanti della professione.

Quella che ho descritto è la mia strada, capirlo mi ha aiutato a focalizzarmi maggiormente sul mio stile (lo so: è una parola grossa, ma per una volta concedetemelo) e a proporre ai miei clienti qualcosa di profondamente personale, mi offre motivazioni per cercare di migliorarmi ogni giorno.

Colonna sonora: Weight of the World – Good Riddance

Anni ’90 e memoria

Nella metà degli anni ’90 sembrava che le porte fossero tutte aperte e che non ci fossero problemi di tempo, avremmo ottenuto tutto quello che desideravamo, non c’era fretta, non bisognava correre.

Eravamo una generazione strana, Kurt ci aveva già salutato, tutta la rabbia di un vuoto senza la malinconia della perdita, quando aveva rinunciato alla partita la maggior parte di noi era troppo giovane per capire, al massimo potevamo ascoltare le opinioni dei fratelli maggiori, di chi li aveva.

Liberi di girare per una città grande come Milano, velocità sullo sfondo, mille persone con cui avremmo potuto iniziare qualsiasi progetto, creatività come soggetto principale, perché possiamo dire tutto il peggio della mia generazione, nati troppo comodi per saper soffrire (ce l’avrebbe insegnato la vita), ma non ci mancava la voglia di creare, quello meno artista della mia compagnia sarebbe diventato un falegname abilissimo ed era anche l’unica persona concreta che frequentavamo.

Allora sotto con i gruppi musicali e le poesie (si, poesie, c’è ancora chi ne scrive?), disegni e sculture, e video, ognuno aveva le sue preferenze e a me bastava un rullo di hp5 per sentirmi il nuovo Henry Ruggeri, ed una chitarra elettrica carica di adesivi per ambire ad un posto affianco a Thurston Moore e Robert Smith nel mondo della musica.

Quante stampe in bianco e nero che facevo all’epoca, a scuola nelle ore di fotografia, il pomeriggio a lavoro (ho iniziato a lavorare a 16 anni, 1996), provini a contatto del mio gruppo e dei gruppi di amici, guardandoli mi sembrava di sfogliare le foto che Linda Mc Cartney aveva scattato a Jimi Hendrix (non credeteci, non erano nemmeno lontanamente a quel livello).

La chitarra la suonavo più con i piedi che con le mani (ed in effetti la mia scarsa capacità tecnica è la cicatrice di questo approccio alla musica), con una grossa pedaliera multieffetto e cercando di far fischiare l’amplificatore il più possibile, la musica che suonavo era scura e introspettiva, ci sembrava giusto che fosse l’ascoltatore a sforzarsi per capire, lavoravamo molto per essere difficili ed incomprensibili, rumorosi e arrabbiati.

(La pedaliera la regalai poi ad un ragazzo che suonava in una cover band dei Cure, comunque era già la metà del 2000)

Passavamo ore a preparare compilation su cassetta (basf da 45, da 60 e da 90 minuti), per condividere brani significativi con gli amici, per cercare di conquistare una ragazza, fu per merito di una compilation che scoprii che le persone hanno gusti diversi, anche quelle che mettiamo su un piedistallo.

Cd e Libri prestati, film consigliati, videogiochi a 16 bit.

Sabato era il giorno delle “vasche”, dalla fiera di sinigaglia al Duomo e viceversa, si parlava di musica e arte, si faceva un giro da prina o da lucky music sognando di possedere strumenti bellissimi, file di metallari si alternavano alle chitarre in prova suonando assoli sempre più tortuosi.

Questi sono solo alcuni dei ricordi di un adolescente degli anni 90 ma vorrei chiarire che non è malinconia.

A volte vorrei rivivere quei giorni pieni di possibilità, ed anche i giorni del decennio successivo così diversi e più consapevoli, ma sono convinto che la vita di un adolescente di Milano sia sostanzialmente la stessa, cambiano le mode, cambia la colonna sonora e il modo di fruire della musica, cambiano i film, cambia la fotografia, ma sono certo che tra 10 anni i ragazzi di oggi parleranno degli anni’10 di questo millennio come dei migliori anni in assoluto, pieni di creatività e possibilità, come fotografo però non posso che chiedermi se sfoglieranno i loro profili instagram per ricordare, come posso fare ora con le stampe di quei giorni.

Siccome sono di una generazione vecchia continuo a stampare le mie foto e ad ascoltare la musica con delle casse decenti, leggo ancora libri di carta e scrivo ancora canzoni, con la consapevolezza che il tempo corre e che devo cercare di vivere i miei giorni nel miglior modo possibile.

Colonna sonora: Una compilation anni ’90 di musica italiana, cosa altrimenti! (Basf da 45)

Lato a:

1 – Settimane – Soon

2 – Satelliti – Mao e la Rivoluzione

3 – Festa Mesta – Marlene Kuntz

4 – Armstrong – Scisma

5 – Fuochi nella notte di San Giovanni – Csi (nella versione live con Goran Bregovic)

Lato b:

1 – Meganoidi – Meganoidi

2 – La Danza del Grillo – Rapsodia

3 – Elettrica – (P)itch

4 – Betty Tossica – Prozac +

5 – Loris e Efrem – Vallanzaska

6 – Abbiamo Vinto il Festival di Sanremo – Statuto

7 – Ultima Notte – Punkreas

P.S: Nella foto (probabilmente scattata da Gabry con la mia nikon fm) la Skiffle Ska Band prima di un live all’istituto omnicomprensivo di Lampugnano, la cosa più folle di questa immagine è che un sacco di persone che sono state importanti per questo gruppo sono fuori dall’inquadratura.

Imparare a guardare – Un suggerimento per fotografie migliori.

Mi capita spesso di chiacchierare con clienti che si sono appassionati alla fotografia, chi perché ha ricevuto in dono una fotocamera digitale, chi perché ha avuto un figlio e vuole conservare dei bei ricordi, chi, apparentemente, senza alcun motivo scatenante.

Solitamente, visto che sono stato il fotografo del loro Matrimonio, mi chiedono informazioni o “trucchi del mestiere” che possano migliorare le loro fotografie.

Io sono convinto che oggi (2018) la cosa fondamentale per fare delle buone fotografia sia imparare a guardare, mi direte:

bravo! sei andato a scuola di fotografia e hai avuto chi ti ha spiegato come si usa una macchina fotografica, fai presto a dire che bisogna imparare a guardare, ma chi mi spiega come districarsi tra tutti i menu e i comandi della mia fotocamera?

Cercate di capire: la fotocamera è come un’automobile, quando ho fatto le mie prime guide per prendere la patente mi pareva impossibile gestire frizione, freno e acceleratore con due soli piedi!

Per non parlare dello sterzo, il cambio (da gestire insieme alla frizione), le frecce e i tergicristalli con due sole mani!

Vi rendete conto anche voi che una fotocamera è più sicura, se sbaglio una foto non c’è nessuno che corre il rischio di farsi male.

Pensate alla vostra fotocamera come ad un’automobile, bisogna conoscere come funziona e sapere a cosa servono le manopole, le ghiere i pulsanti ed i menu, per farlo nel migliore dei modi potete fare dei corsi (ne organizzano i negozi di materiale fotografico, i circoli fotografici della vostra città, potete chiedere a professionisti se sono in grado di insegnarvi), oppure potete cercare tutorial su internet, ma questo non basterà a fare di voi dei fenomeni, quando ho preso la patente non ho iniziato a correre in formula 1.

Serve pratica!

Tempo, diaframma, messa a fuoco, tutto deve diventare automatico, quando cambio marcia non ci penso nemmeno: lo faccio e a volte “gratto” lo stesso, con quasi 20 anni di patente alle spalle.

Dovete uscire a fotografare, e dovete cercare di farlo in modo consapevole, per capire dove state sbagliando, ma per tutto questo basta la volontà di farlo, il difficile viene ora.

Avete imparato ad usare la vostra fotocamera, cambiate tempo e diaframma istintivamente, non sbagliate una messa a fuoco ed un’esposizione, eppure le vostre foto sono banali, cosa manca?

Manca una cultura dell’immagine, se i vostri occhi non sono capaci di guardare realizzerete immagini tecnicamente perfette in cui il soggetto, al centro del fotogramma, è circondato da elementi di disturbo.

Una cultura dell’immagine è qualcosa che non si finisce mai di formare, dovete essere curiosi, andare a mostre di fotografia e di arte, guardare fotografie su internet, sulle riviste e sui quotidiani, comprare libri degli autori che vi piacciono di più per poterli consultare, per cercare l’ispirazione, confrontarvi con altri appassionati, e ancora leggere, guardare film, tenere impegnata la testa, un cervello allenato è più reattivo di qualsiasi manuale d’istruzioni.

Con la tecnologia che abbiamo a disposizione potremmo anche decidere di impostare la fotocamera in automatico, l’unica cosa che resta totalmente nelle nostre mani (sarebbe più giusto dire nei nostri occhi) è la composizione dell’inquadratura e la scelta del momento in cui scattare, per questo vi ripeto che la cosa fondamentale è imparare a guardare.

Colonna Sonora: Everything counts on – Lali Puna with MimiCof

Cartolina da Iseo (Donna con cani)

In 2018,Opinioni di un miope by @lezD / 19 gennaio 2018 / 0 Comments

L’anno è iniziato da un po’, io vado a zonzo per le strade e i pensieri.

Ho mille progetti per la testa ma come sempre in questo periodo tranquillo (per la mia attività) non concretizzerò niente, però ho già letto due libri completi per quasi 1000 pagine.

Mi piace leggere, non perché sono colto (non lo sono) e nemmeno perché sono snob, leggo perché sono stato un bambino ed un adolescente introverso, i libri ti danno tanto chiedendoti solo un po’ di attenzione.

L’attenzione è un bene che scarseggia in questi tempi immateriali, la superficialità dei rapporti, delle letture, degli ascolti, temo che stiamo perdendo tanto senza rendercene conto, lo temo perché di mestiere raccolgo e conservo ricordi, ma non voglio fare il moralista, ognuno è libero di vivere come crede, per questo, invece di fare qualcosa di concreto per la mia attività e il mio fatturato, continuo ad andare a zonzo, probabilmente mi incontrerete nelle strade della vostra città, con una sciarpa svolazzante e una fotocamera al collo per non dimenticare.

Colonna sonora:  Viaggi e Miraggi – Francesco De Gregori.

Inadeguato

Ci sono dei momenti della mia vita in cui mi sento inadeguato, e non intendo quando sbaglio a dosare il sale in una ricetta, intendo nel mio lavoro.
Quando ho aperto Alessandro Di Noia Fotografo 10 anni fa pensavo che avrei passato la maggior parte del mio tempo lavorativo facendo quello che più mi fa stare bene: fotografare, la realtà però è più complicata.
Non voglio parlare del tempo che bisogna dedicare alla post produzione delle immagini, e nemmeno degli album da incollare, il mio problema è con le pubbliche relazioni.

In questi anni se hai un’attività devi curare anche la tua immagine sui social network, premetto non voglio fare una polemica su Facebook è la modernità, sto solo parlando del mio carattere.
Ricevo mail di aziende specializzate ad aumentare il numero dei like e dei wow sui vari social network, tutte queste mail hanno un linguaggio forte, da persone sicure di se, da “noi sappiamo come si vince”.
Io non sono sicuro di me, lo ero a 16 anni ma sono convinto che tutti a quel l’età si sentano giusti ed incompresi, poi gli anni sono passati e le mie certezze si sono sgretolate davanti ad un esercito di domande a cui non so dare risposta.
Non ho account personali, solo quelli della mia attività, personalmente seguo solo Twitter per leggere i commenti di altri tifosi dopo le partite del Milan, ma quando vedo i post di altri professionisti del mio settore ritrovo tutta quella sicurezza che a me manca, quel ostentare se stessi prima ancora delle loro immagini, come se si dovesse vendere la propria persona.

Direte: ma nel tuo blog non hai alcun problema a esprimere quello che pensi, anche tu ti vendi.

Forse è così, sono arrivato a scrivere sul mio blog perché avevo bisogno di tirare su il mio sito dal fondo della millesima pagina di ricerca di Google (se andate a ritroso scoprirete che all’inizio pubblicavo foto senza testo), mi hanno detto che i motori di ricerca lavorano meglio su siti con molto testo e da bravo punk, fedele al motto “do it yourself” ho iniziato a scrivere senza sapere cosa cercano questi motori di ricerca.
Quello che non potete vedere è quanto sia difficile per me scrivere, se ne avessi avuto la capacità magari non avrei scelto la scuola di fotografia, passo ore e giorni per i miei articoli, temendo di poter essere frainteso, siccome devo scrivere ho deciso di scrivere cose personali, di dire quello che penso, ma a volte temo che le mie opinioni vengano scambiate per saggi di arroganza.
Quando dico che non mi piacciono i servizi matrimoniali in posa esprimo un parere personale, ma alcuni lo interpretano come un: i matrimoni in posa fanno schifo.(giuro che è vero, quest’anno è successo con un fotografo che ha retwittato un mio articolo aggiungendo la sua interpretazione di quello che avevo scritto)

Quindi io sono pieno di dubbi, gli altri sono dei vincenti, belli e sicuri di se, ci mostrano di aver acquistato la nuova fotocamera fine di mondo o quanto sia bella la loro camera d’albergo, con piscina, per un servizio fotografico fuori sede e altri mille esempi.
In un mondo in cui devi mostrare una immagine di te così “muscolare” io, che ho la pancia e pochi capelli in testa, mi sento inadeguato.
Quindi?
Andiamo avanti, fortunatamente ci sono foto da scattare e nuove canzoni da ascoltare, fortunatamente c’è un po’ di spazio anche per la mia pancia, e coppie che mi scelgono anche se non ho un profilo social da campione.

Colonna sonora: 92° – Siouxsie and the Banshees

Pace

Pace, perché non voglio sprecare le mie energie scontrandomi con gli altri.

Pace, perché non dobbiamo per forza avere le stesse idee, non dobbiamo per forza starci simpatici ma nulla ci vieta di rispettarci.

Pace, perché basta fare qualcosa che ti piace per trovare le energie e superare gli ostacoli, ed allora faccio il lavoro più bello del mondo e come me chiunque può fare il lavoro più bello del mondo se lo fa con il cuore.

Pace, perché penso seriamente che il Panettiere è socialmente più utile del Fotografo di Matrimonio, e allora le mie battaglie per una Fotografia che privilegi i ricordi all’ego è una goccia piccola in un mare ben più importante.

Pace perché, pur essendo un Fotografo non amo molto il bianco e nero, preferisco i colori e le sfumature, perché le differenze sono una risorsa e perché c’è sempre da imparare qualcosa, perché non potrei magiare lo stesso piatto tutti i giorni a colazione, pranzo e cena, voglio varietà nei miei rapporti umani come nei miei pasti.

Pace, perché la mia dichiarazione di guerra alla fotografia era un pretesto per esprimere delle opinioni personali, se vi piacciono le foto in posa ed odiate la fotografia di cronaca non ho niente contro di voi.

Pace, perché sono un Fotografo di Matrimoni e forse un idealista, ma penso che se avessimo la possibilità di partecipare come invitati al matrimonio di chi ci sta antipatico sarebbe più difficile fare la guerra, gli esseri umani sono esseri umani, indipendentemente dalla loro religione, credo politico e opinione, certo continuerei a provare antipatia per tutte quelle squadre che non sono il Milan 😉

Pace, perché facendo questo mestiere ho conosciuto persone bellissime da ogni parte del mondo, perché finito il rapporto di lavoro sono nate amicizie che durano nel tempo e che mi hanno arricchito molto più di quanto si può immaginare.

Pace, perché è iniziata la bella stagione e mi voglio godere il sole.

 

Colonna Sonora: Legalizza la Felicità (pt 1&2) – Ridillo

Dichiarazione di guerra alla fotografia di matrimonio

Dopo 10 anni di attività in proprio (aprivo “Alessandro Di Noia Fotografo” a marzo del 2007) è giunto il momento di essere franchi cara Fotografia di Matrimonio, non ne posso più!

Sono stanco di vedere foto tutte uguali, Sposi mano nella mano che guardano verso l’obiettivo a comando, immagini di paesaggio (belle, per carità!) in cui vengono inseriti gli Sposi, talmente piccoli che non si riesce nemmeno a vederli in viso e non si capisce chi sono, la verità è che non sei mai cambiata, così come quando ci siamo conosciuti la maggior parte delle Fotografie di Matrimonio sono in posa, magari più eleganti di tanti anni fa ma la sostanza non cambia.

Oggi girando per i siti internet a tema nozze non si riesce a scorgere la differenza tra un autore e l’altro, sui social network immagini di dettagli sempre più stretti, le persone non hanno la pazienza di fermarsi davanti un’immagine per più di 5 secondi e ricercano visioni elementari, come si può pensare di raccontare quello che hai visto se il tuo interlocutore non è disposto ad ascoltare, e poi sono diventati tutti storyteller!

Io mi oppongo allo storytelling, sarò arrogante ma mi ritengo un cronista, non ho una storia in testa da raccontare, non piego le mie immagini a quello che voglio dire, solitamente affronto un Matrimonio con la testa libera da preconcetti, voglio documentare quello che succede; non mi interessa una Chiesa e una Location bellissima, Addobbi da Mille e Una Notte e la luce perfetta, mi basterà cogliere negli sguardi degli invitati l’Affetto e l’Amicizia, il Divertimento, la Tensione, la Paura e la Gioia, mi basterà scorgere negli occhi degli Sposi l’Amore, anche una sala dell’oratorio con i disegni dei bimbi alle pareti basterà da cornice perché i fatti sono più importanti del contenitore.

Sono stufo di immagini dove la differenza la fa lo sfuocato di un certo obiettivo, anch’io all’inizio puntavo su quello, ma in 10 anni di attività ho allargato il punto di vista, per includere altre persone e storie nelle mie inquadrature, ed ho avuto la necessità di avere più profondità di campo, più cose a fuoco per mettere in relazione i soggetti con chi gli sta intorno.

Gli obiettivi sono solo strumenti, non posso pensare che la mia fotografia sia figlia di un determinato obiettivo, la mia fotografia è sguardo mediato dalla testa ed il cuore, dirai: bella cosa, fai una semicitazione di HCB così puoi farti bello ai miei occhi, ma cara fotografia di matrimonio questa è la verità: Puoi avere il miglior obiettivo del mondo, montato sulla miglior fotocamera del mondo ma se non hai Occhi per Vedere quello che succede e la cultura per capire la tua attrezzatura sarà solo un ottimo fermacarte.

Ammetto sono un privilegiato, nell’Album di Matrimonio dei miei Genitori posso ritrovare i volti dei miei Nonni che ora non ci sono più, la Zia con i pantaloni a zampa di elefante in un salotto degli anni ’70, mia Madre con le lacrime agli occhi e mio Padre visibilmente emozionato, le mie Cugine più grandi ancora Bambine e quel collega di lavoro di mio Papà alticcio che sbuca fuori da una foto di gruppo, ma non ci sono foto in posa romantiche.

Forse è stato questo tipo di esperienza a segnarmi, oppure mio Padre che lavorava per un agenzia fotogiornalistica e le fotografie che si vedevano in casa erano solo di cronaca, oppure con il passare degli anni sento più forte la nostalgia per le persone che per i più disparati motivi ho perso di vista, ma che posso ritrovare nelle fotografie.

Quello che ti voglio dire Cara Fotografia di Matrimonio, è che non demordo.

In Italia il Reportage di Matrimonio non è mai esistito, c’è stato un momento in cui sembrava possibile ma si è subito esaurito sotto la spinta di una nuova moda proveniente da nord, io però non sarei in grado di realizzare immagini finto-romantiche in cui ha più peso l’ego (del fotografo e degli sposi) dei veri Sentimenti.

Continuerò a scattare moltissime foto per cercare di non perdere neanche un momento, vivrò quello che documento per captare tutte le vibrazioni, sarò di parte (sono dalla parte degli Sposi) ma sicuramente sincero, continuerò a privilegiare una Risata Reale ad un Bacio a comando.

Colonna Sonora: Wolf like Me – Tv on the Radio

Sleeklens Forever Thine Workflow – La mia opinione

In un post di alcuni anni fa avevo scritto una cosa tipo: non faccio recensioni ma se volete propormene ci sto, in realtà non pensavo (e non penso) di avere la visibilità necessaria ad incentivare le aziende di fotocamere e software a propormi recensioni dei loro prodotti, questa cosa pero, e in maniera del tutto inaspettata, è successa veramente.

A novembre ho ricevuto una mail da Jane di Sleeklens, mi chiedeva di provare i loro preset per la fotografia di matrimonio e di scrivere cosa ne pensavo sul mio blog, ho risposto ponendo dei dubbi:

1 -Non ho molta esperienza con i preset, uso solo silverfx per fare il bianco e nero ma per il resto ho sempre gestito la post produzione delle mie immagini personalmente.

2 – Non ho un grande seguito e non penso che la mia opinione possa dare la giusta visibilità ai loro prodotti.

3 – Scrivo il mio blog solo in italiano e questo riduce ulteriormente la visibilità di quello che scrivo.

La loro risposta mi ha convinto a provare questa esperienza, in pratica mi hanno scritto: non ci interessa quanta visibilità puoi offrirci, vogliamo una recensione sincera, se non ti piaceranno i nostri preset scrivilo apertamente e scrivila tranquillamente in italiano, per ringraziarti del tempo che dedicherai alla cosa ti offriamo i preset in licenza ( quindi io non li ho pagati 🙂 ).

Vi direte, perché ne scrivi solo ora?…(CONTINUA)