Vivere senza

Negli ultimi 10 anni, complici la crisi economica e lo sviluppo tecnologico, abbiamo smesso di possedere molte cose, oggi la maggior parte delle persone fa fotografie senza una macchina fotografica, i rullini sono un ricordo dei più anziani, ascoltiamo la musica in streaming e leggiamo libri e quotidiani digitali.

Vivere senza i libri.

Vivere senza i dischi.

Vivere senza le stampe.

Ho sempre preso in prestito libri in biblioteca e gli ebook sono ancora lontani dai miei pensieri anche se non nego di averne acquistati alcuni, per la comodità di averli sul telefono in viaggi in economy con i bagagli già troppo pieni, continuo ad acquistare cd invece, sono di una generazione vecchia, mi piace tenere tra le mani il libretto, mi piace poter leggere i ringraziamenti, ma uso spotify quotidianamente.

Penso che avrei una macchina fotografica anche se facessi un altro mestiere, continuo a stampare foto per me, con una stampante a sublimazione della canon o mandandole al laboratorio, mi piace aprire le scatole di scarpe che conservano le mie foto e far scorrere tra le mani le stampe 10×15, senza un ordine logico saltare da un anno all’altro.

I servizi fotografici per le aziende vengono consegnati solo in formato digitale, e ogni anno ho qualche coppia che mi chiede solo i file del loro matrimonio, mentre per le aziende la sola speranza di vedere quelle foto stampate è nei servizi realizzati per biglietti da visita e brochure, alle coppie consiglio sempre di stampare le foto che gli piacciono di più e dallo scorso anno offro una selezione di 200 immagini editate da me per semplificare la cosa.

Vivere senza Album di Matrimonio.

Le fotografie private erano ricordi che si decideva di conservare, molta della fotografia dei social network invece è dialogo per immagini con i nostri contatti, non ho niente contro questa pratica ma non vorrei scoprire che si può vivere senza ricordi.

Vivere senza ricordi.

Mentre come fotografo “combatto” la mia battaglia per i ricordi mi accorgo però che altre persone combattono battaglie più serie, diritti che ancora vengono negati.

Vivere senza diritti.

C’è ancora chi si oppone a riconoscere legalmente il diritto di due persone dello stesso sesso di formare una famiglia, e bisogna lottare ancora per smettere di pensare alla donna come un oggetto da possedere.

Bisognerebbe riconoscere a persone che fuggono dalla guerra e dalla fame il diritto di rifarsi una vita ed aiutarli nell’integrazione.

Bambini nati in Italia devono ancora lottare per essere riconosciuti italiani come i loro compagni di banco.

In anni di rinunce tanti, per paura, vorrebbero negare diritti a chi è diverso da loro.

La paura è un sentimento umano, serve a metterci in allerta, non deve diventare però qualcosa che ci impedisce di riflettere, l’essere umano è diverso dagli altri animali perché è capace di affrontare problemi complessi e trovare soluzioni con la testa.

Per me probabilmente è facile pensarla così, facendo fotografie ai matrimoni per lavoro sono sempre in mezzo alle persone, in quei momenti è facile vedere che non esistono differenze tra persone di colori o orientamenti diversi dai miei, ho visto la stessa emozione in spose e sposi di ogni nazione, ho visto piangere i genitori di sposi omosessuali allo stesso modo dei genitori di sposi eterosessuali, cambiano le tradizioni e le lingue ma l’amore, l’affetto e l’amicizia non hanno colore.

Probabilmente non è un male assoluto rinunciare a qualcosa, ci obbliga a riconoscere le nostre priorità e a convogliare le nostre energie in quello che veramente conta, in quest’ottica lottare per proibire diritti universali a chi riteniamo diverso da noi è un inutile spreco di tempo ed energie.

Colonna sonora: A Day in the Life – The Beatles

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